Mini corso di fotografia – Parte 2: paesaggi

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2. Chiudere il diaframma: valore ” F ” alto

Così come nei ritratti (vedi puntata precedente), il valore ” F “, ovvero quel valore che misura l’apertura del diaframma della nostra fotocamera, e che quindi regola il flusso di luce che entra all’interno dell’obiettivo per impressionare il sensore, anche nel caso della fotografia di panorami, è un parametro importante da considerare.

Se infatti riprendiamo in mano il concetto di “profondità di campo”, brevemente illustrato nella puntata precedente di questo mini corso di fotografia, ci renderemo presto conto che, spesso, è bene mantenere la massima profondità di campo possibile, quando vogliamo fotografare un paesaggio.

In questo modo sarà possibile avere tutti gli elementi della scena ben a fuoco, così da avere un maggiore dettaglio sull’intera area fotografata.

Occorre in ogni caso tenere presente che l’utilizzo di un valore F eccessivamente alto (quindi diaframma molto chiuso), ha delle controindicazioni:

  • Può provocare un fenomeno detto “diffrazione”. Questo non indica che il vostro obiettivo è scadente, è semplicemente un’ implicazione fisica: la conseguenza principale è che la fotografia potrebbe perdere molto in nitidezza e contrasto
  • La luce che entra nell’obiettivo è molto minore (rispetto ad un diaframma aperto, cioè valore F basso): questo ha delle implicazioni sui tempi di posa e sulla sensibilità da impostare (li vedremo tra poco)

3. Regolare i tempi di esposizione e giocare con essi

Come dicevo, il fatto di avere un diaframma più chiuso, ci darà sì la possibilità di avere tutti i soggetti più a fuoco, ma diminuirà per forza la quantità di luce che entra nell’obiettivo.

Per compensare questa “carenza” di luce, possiamo agire, prima di tutto, con i tempi di esposizione.

Se infatti la luce che entra ogni millisecondo che passa è poca (abbiamo “chiuso il rubinetto”), l’unico modo di compensare questa “minore entrata” è allungare il tempo di posa. In sostanza, dovremo fare in modo che l’otturatore della fotocamera stia aperto per un tempo sufficientemente alto.

Per agire su questo parametro, in modalità manuale, basterà agire sul tempo di posa.

Una volta scelto il valore F al quale vogliamo scattare e soprattutto dopo aver inquadrato la scena, occorrerà verificare il valore dell’esposizione della foto.

La maggior parte delle fotocamere in commercio, almeno quelle dotate di modalità manuale, consentono di verificare l’esposizione della foto tramite un apposito indicatore posto sul lato dello schermo Lcd che si utilizza per inquadrare.

La forma di questo indicatore è spesso una barra “a tacche” verticale, nella quale potremo verificare l’esposizione della fotografia. Provo a schematizzare.

Ecco come si presenta una foto sotto-esposta: notate come risulti scura la foto. Questo significa che abbiamo impostato tempi di esposizione troppo bassi per far sì che la foto sia sufficientemente luminosa.
Notate inoltre come la tacca sull sinistra indichi un livello di esposizione basso (lineetta nera in fondo alla “scala” di esposizione).

Ecco invece come si presenta una fotografia sovra-esposta. Notate come l’immagine risulti eccessivamente luminosa, tanto da “bruciare” quasi le zone bianche. Questa condizione si verifica nel caso in cui avessimo impostato tempi di esposizione eccessivamente lunghi. Notate come l’indicatore di esposizione (la tacchetta orizzontale sulla barra verticale) sia spostata verso l’alto.

Nel caso di una foto correttamente esposta, avremo una luminosità corretta, e potremo notare che l’indicatore di esposizione è posizionato a metà scala.


Fate in modo quindi che la fotografia risulti, a seconda del valore F che avete scelto, ben esposta (tacca a metà scala).

Facevo poi menzione al fatto di “giocare con i tempi di esposizione”: cosa significa ?

Proviamo a pensare all’immagine qui sopra: cosa succederebbe se impostassi tempi molto lunghi (diciamo 5 secondi) ?

Oltre a rischiare di “bruciare la foto” (rendendola sovra-esposta), potremmo ottenere un effetto davvero molto interessante, che, mi rendo conto, non sono riuscito minimamente a schematizzare.

Provo comunque a mettere un’immagine:

Come potete vedere (a parte il fatto che ho preso l’immagine sbilanciata tutta sulla destra, per errore, pardòn), allungando molto i tempi di esposizione, è possibile dare un effetto dinamico ai soggetti in movimento.

Come potrete notare, infatti, gli elementi in movimento (specie movimento rapido, come onde e gabbiano, ma anche le nuvole, se la giornata è molto ventosa), se fotografati con tempi lunghi, avranno un effetto “scia” che, se fatto in modo corretto, riesce a dare un bellissimo senso di dinamicità allo scatto.

Ricordiamoci infatti che lasciare tempi lunghi significa impressionare il sensore per un tempo lungo, all’interno del quale gli elementi della foto vengono “registrati” in movimento.

Come possiamo fare per utilizzare tempi lunghi e non avere una fotografia sovra-esposta ?

Prima di tutto proviamo ad alzare di una tacca il valore F: in questo modo avremo un diaframma ancora più chiuso, e la luce sarà ancora minore, con minore rischio di “bruciatura” della foto.

Secondariamente, utilizziamo un valore ISO molto basso (vedi oltre) per ridurre la sensibilità del sensore.

In ultimo, se proprio non riuscite ad ottenere una fotografia ben esposta (perchè questa risulta comunque troppo chiara), potreste provare ad utilizzare un filtro sull’obiettivo: questi filtri sono in sostanza delle lenti che, applicate all’obiettivo, modificano la luce in vari modi.

Ad esempio, possiamo utilizzare un filtro che abbatta la luce in entrata: in questo modo potremmo andare ad incrementare l’effetto ” F ” del nostro obiettivo, ovvero, a parità di valore massimo di chiusura del diaframma della nostra fotocamera, potremmo avere ancora meno luce in entrata, col vantaggio di poter tenere tempi lunghi e non rischiare la bruciatura della foto.

Un consiglio molto artigianale: per evitare di comprare un filtro, provate a mettere davanti all’obiettivo una lente da occhiale da sole (magari polarizzata… prossima puntata), per vedere l’effetto che si ha nella luce in entrata. La fotografia risulterà probabilmente non a fuoco, ma vi potrete rendere conto di come funziona un filtro.

4. Regolare il valore ISO

Il valore ISO è quel valore che indica la sensibilità del sensore alla luce.

A valori ISO via via più alti, corrisponde una sensibilità maggiore.

Per semplificare molto, a parità di valore F e di tempi di esposizione, variare il valore di ISO ci consente di avere fotografie più o meno esposte, a seconda del valore che imposteremo.

Per quanto riguarda le fotografie paesaggistiche, spesso è consigliabile utilizzare il valore ISO minimo possibile: questo consente di mantenere il massimo livello di dettaglio dell’immagine, e ci consente inoltre di utilizzare tempi di esposizione più lunghi, senza rischiare di sovra-esporre la fotografia.

Al contrario, quando vogliamo scattare una foto (non paesaggistica) in contesti chiusi e poco luminosi, avremo bisogno di alzare la sensibilità del sensore (quindi alzare il valore ISO): questo ci consente, sempre a parità di apertura del diaframma e dei tempi di esposizione, di avere fotografie più luminose.

Il rovescio della medaglia, per quanto riguarda l’utilizzo di ISO alti, è una notevole perdita di dettaglio della fotografia: proprio come accadeva con le vecchie pellicole, impostare ISO alti è sinonimo di “grana” sulla foto, vale a dire elementi di disturbo (chiamato anche “rumore”) che rendono la foto meno pulita. Occhio quindi ad impostare ISO eccessivamente alti, soprattutto se volete poi stampare la vostra foto in grandi formati.

5. Utilizzare un appoggio stabile

Se è vero che è consigliabile allungare i tempi di esposizione, per tutti i motivi che abbiamo visto sopra, è anche vero che, a tempi di esposizione maggiori, corrisponde una maggiore probabilità di “micro-mosso“.

Il micro-mosso, spesso confuso con la sfocatura, è quel fenomeno che si verifica nel momento in cui scattiamo “a mano libera”, impostando tempi di esposizione eccessivamente lunghi.

Spesso, per avvertirci dell’errore che stiamo per compiere, le fotocamere ci avvertono del pericolo di micro-mosso, tramite visualizzazione di un’icona: solitamente rappresentata da una manina rossa, come a dire “occhio che la foto verrà mossa ! “.

Per ovviare a questo problema, l’unica soluzione è quella di utilizzare un appoggio stabile.

Il massimo sarebbe chiaramente l’utilizzo di un cavalletto (treppiede), ma in assenza di questo si può appoggiare la fotocamera su un elemento “di fortuna”, come una ringhiera, un ramo di un albero, o altro. Non mi riterrò responsabile nel caso in cui la fotocamera dovesse cascare da tre metri, o dovessero rubarvi la fotocamera che avete incautamente appoggiato da qualche parte :-) . Vi segnalo in particolare la presenza, sul mercato, di cavalletti “a sfere”, che consentono di essere deformati e utilizzati per “appendere” la vostra fotocamera ad un qualsiasi appoggio di fortuna.

Ulteriore fatto che aiuta ad evitare il micro-mosso, è avere una fotocamera con obiettivo stabilizzato: se leggete la mia guida alla scelta delle fotocamere digitali, troverete una descrizione abbastanza particolareggiata.

5. Usare l’autoscatto

Chiudo questa carrellata di consigli con uno che potrebbe sembrare una stranezza. Per quale motivo dovrei utilizzare l’autoscatto se la foto ritrae un soggetto diverso dal fotografo ? Potrebbe sembrare una pazzia, ma non è così.

La pressione del tasto dell’otturatore sulla fotocamera, infatti, provoca spesso un micro movimento della stessa: se avete impostato tempi lunghi, infatti, potreste rischiare di avere un effetto micro-mosso, proprio a causa del fatto che avere fisicamente premuto il tasto per scattare.

Come fare per ovviare ? Semplice: impostate l’autoscatto a qualche secondo, allontanatevi, e lasciate che la fotocamera faccia il resto. Micro-mosso scongiurato.

Spero che questa puntata del mini corso di fotografia vi sia piaciuta. Se avete consigli o critiche, non vi resta che commentare l’articolo !

Alla prossima,

Gorilla


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