Operation Flashpoint Dragon Rising: quarta missione

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Dopo una breve pausa, finalmente ieri sera sono riprese le ostilità. Dopo mesi passati nella mappa della terza missione, finalmente eccoci in un contesto un po’ diverso.

Per la quarta missione, purtroppo, il team non è al completo: soldato Murs è infatti orfano della sua Xbox 360 (i tre led rossi hanno colpito ancora… ma l’assistenza si è dimostrata efficiente e pare che entro qualche giorno potremo riaverlo tra noi).

La quarta missione di operation flashpoint si è dimostrata di più facile di quello che poteva sembrare all’inizio: sarà perchè ormai abbiamo fatto “palestra” con la difficilissima terza missione, sta di fatto che in un paio d’ore siamo riusciti a portarla a termine.

La quarta missione inizia nei pressi di un aeroporto, e l’obiettivo è proprio questo: conquistarlo e manterene la posizione fino all’arrivo del supporto aereo alleato.

Tra l’altro, ieri sera consideravamo che l’uso dei mezzi è una delle componenti migliori del gioco: sono tanti e molto diversi l’uno dall’altro. Aspettiamo solo con ansia di poter salire su un elicottero (ho le bave al sol pensiero).

In ogni caso, si parte per questa quarta missione.

L’approccio non è semplicissimo: il primo soldato nemico appostato ad una mitraglia fissa viene fatto fuori senza troppo problemi. Sono i due blindati che sopraggiungono qualche momento dopo a creare qualche grattacapo. Ma dopo aver acquisito un po’ di dimestichezza con il lanciarazzi a ricerca di calore (chiamato Heat), riesco a farli fuori tutti e due in poco tempo.

Si prosegue e si arriva in un punto della mappa che proprio non siamo riusciti a capire: si parla di conquistare i mortai ma… come diavolo si fa ? Ci abbiamo provato ma non siamo riusciti a controllarne più di uno. Poco male, era un obiettivo secondario, ne faremo a meno.

L’approccio all’aeroporto è più incasinato. In un primo tempo la tattica che abbiamo adottato è stata quella di “sfondamento frontale”: chi con la jeep, chi sul blindo, chi a piedi. Ma tra i colpi di mortaio nemico, le granate e la confusione generale, non siamo riusciti ad arrivare alla torre di controllo (vero obiettivo della quarta missione).

Decido di cambiare strada: vado verso sud, verso la costa, stando attendo a non farmi vedere, anche se è un’impresa ardua perchè il campo è libero e non ci sono ripari di sorta. Riesco nell’impresa e mi avvicino alla prima “grata” che circonda l’aeroporto. Col fucile da cecchino (benedetto), riesco a far fuori alcuni soldati che vedo affacciati alla finestra. Penetro nell’aeroporto da dietro, mentre gli altri due compagni distraggono il nemico frontalmente.

Entro nella torre: conquistata. Gli altri mi raggiungono velocemente. Soldato Denon alla guida della sua Jeep, con a bordo soldato Mich. Ci arrocchiamo dentro la torre: all’orizzonte (da ovest se non sbaglio) sopraggiungono altri blindati nemici. Per fortuna ho ancora tre missili a ricerca di calore caldi caldi in canna: mi apposto, mi accovaccio, premo il grilletto… boom. Nuvola di fumo… il blindato ancora si muove. Come diavolo è possibile ? Riprovo: questa volta sono più attento, lo faccio saltare.

Dopo di che, una comunicazione via radio: avvistato elicottero nemico in rapido avvicinamento. Soldato Mich mi dice di aver visto delle armi terra-aria, ma io non le trovo, per cui mi affido ancora una volta al mio caro vecchio Heat.

Ecco l’elicottero: faccio fatica ad inquadrarlo, ma, penso, la ricerca di calore dovrebbe aiutarmi nell’abbatterlo. Ed infatti è così: premo il grilletto in modo non preciso, ma il missile dopo qualche secondo colpisce e abbatte l’elicottero.

Non ci resta che presidiare la torre ancora per qualche minuto, eliminare l’ultima ondata di fanteria che si sta avvicinando, e aspettare il supporto aereo.

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