Operation Flashpoint Dragon Rising: trent’anni e non sentirli

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Operation FlashPoint

Ah, i videogiochi.

Quale più lieto sollazzo del gioco, a video, magari in compagnia di qualche amico di sempre ?
Forse nessuno, almeno per il sottoscritto.

Operation Flashpoint:Dragon Rising, forse uno dei titoli più sottovalutati degli ultimi anni, ieri sera, per l’ennesima volta, mi ha saputo intrattenere come pochi altri giochi sanno fare.
Il segreto sta nella cooperazione. Nella possibilità che il gioco dà di non essere soli contro l’intelligenza artificiale, ma in compagnia di altre tre persone, nel mio caso, amici di sempre, pronti a divertisti e ad immedesimarsi, come una volta si faceva con i soldatini, pronti ad incazzarsi, a sacramentare, ad esultare e a piangersi addosso. Emozioni vere, per quanto sempre consapevoli che di finzione si tratta.
In realtà il merito non è solo del gioco. Il merito va anche al buon Bill Gates, che ci ha dato, vuoi o non vuoi, la possibilità di acquistare una Xbox 360, con annesso abbonamento ad Xbox Live, il servizio di Microsoft che, funzionando davvero bene, consente di giocare online, via internet, con tante persone, compresi gli amici di sempre (quelli della “vita reale”), con i quali si può interagire e addirittura parlare (tramite apposito microfono/cuffia), per organizzare, nel caso in questione, l’assalto perfetto.

Piccola premessa. Dragon Rising fa parte di quella categoria di giochi definiti “FPS tattici“, ovvero First Person Shoter Tattici: la visuale di gioco è in prima persona (a schermo si “vede” quello che vede il nostro alter ego virtuale, di qui “First Person”), si tratta in sostanza di sparacchiare con le armi più disparate (di qui Shooter) ma bisogna farlo con un minimo di tattica in mente (di qui: tattici). E’ un genere che ormai è in voga da molti anni, ma che pare non finisca mai di piacere al popolo dei videogiocatori, me compreso.

Sono ormai due mesi che, con i miei tre commilitoni, siamo fermi alla terza missione di Operation FlashPoint: sarà l’età (chi di noi i trenta li ha passati da un pezzo, chi li sta per passare entro qualche mese, siamo tutti li’), sarà che la sera quando arrivi a casa dal lavoro hai gli occhi stanchi e fai fatica a mettere a fuoco l’ennesimo schermo che ti si para davanti (dopo il monitor al lavoro, la Tv per guardare il telegiornale, ci si mettono pure i videogiochi), sarà che ormai abbiamo perso l’allenamento, visto che le occasioni per giocare non sono più così tante.

Fatto sta, ogni lunedì sera riusciamo ancora a trovarci, magari non tutti e quattro, magari solo in tre, ma sappiamo che una volta vinta la pigrizia iniziale che ci farebbe rimanere stravaccati sul divano per vedere la trasmissione trash di turno ed una volta narcotizzate consorti e pupi (scherzo, dai) il divertimento arriva.
E ieri sera, come ogni lunedì sera, è arrivato, puntuale e più intenso delle altre volte. Siamo finalmente riusciti a finire questa maledetta missione.

A parte che non so cosa voglia dire “costruire una testa di ponte” (obiettivo principale della missione), ma, penso tra me e me, in un gioco dove si imbraccia un fucile, più che sparacchiare in faccia a qualcuno cosa si dovrà mai fare ? E solitamente questa logica funziona. In OPF2 (per brevità) però le cose sono un po’ diverse.
Non basta buttarsi nel mezzo della zona di guerra e sparare come un novello Rambo. Il risultato, nel caso, è quasi sempre una pallottola in mezzo alla testa e tanti saluti, sei fuori per un interminabile minuto (sperando che siano rimaste delle “possibilità di rientro”, quelle che negli anni 80 chiamavamo “vite”, che sono limitate, altrimenti ti tocca guardare i tuoi amici che giocano e tu sei li a rosicare).
In OPF2 le cose sono notevolmente più complicate. Non tanto perchè sia necessario risolvere improbabili puzzle per avanzare nel gioco, quanto perchè l’intelligenza artificiale ragiona discretamente bene e se non si sfruttano al massimo le possibilità offerte dallo scenario di gioco, poche sono le speranze di riportare a casa la pellaccia.

Insomma, per farla breve, io ed i miei tre compagni ci ritroviamo nel bel mezzo dell’azione: alcuni veicoli anfibi alleati stanno sbarcando e sono pronti ad avanzare. Dobbiamo proteggerli. Sappiamo che tra le truppe nemiche si annidano dei fucilieri anticarro: quelli in particolare sono “tignosi”. Dobbiamo tirarli giù il prima possibile, per evitare che i nostri blindati vengano fatti a pezzi.

Ed allora via, due di noi a piedi, a risalire la collina che ci separa dal primo obiettivo, un insime di baracche assediate dai Cinesi (i “cattivi” del mondo di gioco, ambientato nell’immaginaria isola di Skira) e due altri a bordo di un blindato, pronti a fare una carneficina.

L’approccio è difficilissimo. Risalgo la collina correndo come un disperato, sento il cuore in gola e l’acido lattico nei muscoli, meglio darci un taglio (il battito cardiaco che accelera si può percepire tramite vibrazione del joypad, è una sensazione fenomenale) e camminare più piano.
Arrivo col mio compagno Mich in una sorta di bosco, dove sicuramente si annida qualche minaccia. Mi sporgo dal mio riparo: boom. Preso ad una spalla. Figurarsi. Fortunatamente Mich è un “Medic“: una bella siringata di antidolorifico e passa la paura. Poi, finalmente, lo vedo, quel bastardo è nascosto tra i cespugli. Io lo vedo e lui non vede me. Situazione perfetta, ne approfitto per impallinarlo. Via libera, procediamo.

Nel mentre, il blindato con a bordo gli altri due compagni avanza e fa un bel macello, tra mitragliate e cannonate non è una bella immagine per i Cinesi.

Poi arriviamo al gruppo di baracche. Un nemico è appostato ad una mitraglia “fissa” e pare che ci abbia visti. Me ne sto accovacciato dietro un muretto e quando decido di tirarmi su, mi centra in pieno. Peccato. Un minuto fuori e una “vita” in meno (per tutti, visto che le vite sono “condivise”).

Poi rientro. Fortunatamente gli altri, in mia assenza, hanno fatto un ottimo lavoro. La minaccia per ora è scongiurata. Risaliamo il crinale di una collina, tutti a bordo del blindato. La sensazione è sgradevolissima. Sento i miei amici parlare dell’ambiente circostante (uno guida, l’altro spara dalla torretta), ma io non vedo nulla, e ciò mi irrita parecchio.
Finalmente arriviamo a destinazione. Scendo velocemente e trovo riparo dietro a un gruppo di massi. Ho trovato un fucile di precisione addosso ad un cadavere cinese, è ora di usarlo. Prendo la mira, inquadro un China nascosto dietro un albero e premo il grilletto. Giù il primo. Giù il secondo.

flashpoint2
L’obiettivo è sempre, a parte la maledetta testa di ponte, cercare di eliminare i fucilieri anti-carro e i fucilieri anti-aereo (visto che abbiamo alcuni elicotteri alleati pronti a fare un casino del diavolo) che assediano un villaggio che abbiamo appena scoperto a sud della nostra posizione. E allora giù di corsa, in discesa questa volta, verso il prossimo appostamento. Decidiamo di procedere divisi, in gruppi di due. I “carristi” attaccheranno da ovest, io ed il medic da sud.
Vedo una baracca, c’è qualcuno lì dietro. Mi vedono, mi sparano, scappo. Non conviene fare gli eroi in questi casi.

Poi, tra un colpo e l’altro, riusciamo a farci strada nel villaggio, ed eliminiamo fino all’ultimo soldato nemico. Ma non è finita. Una comunicazione via radio ci avverte che è previsto l’arrivo di altre truppe nemiche, e che dovremo difendere il villaggio ad oltranza. Bene, penso: è la decima volta che arriviamo a questo punto. Se non ce la facciamo stasera, giuro, appendo il joypad al chiodo.

“Murs”, dico io al microfono. “Parcheggiami il blindato qui… ecco, così… vieni…. vieni… vieni… stop!” Ok.
Mentre Murs si appresta a piazzarsi al secondo piano di una casa, per cercare di ottenere una visuale migliore, il Medic e Denon si appostano anche loro tra le baracche. Sperando di trovare riparo dai proiettili.

Io però, questa volta, voglio giocare diversamente.

Prendo il blindato che fortunatamente Murs e Denon sono riusciti a portarsi dietro fin’ora e lo sposto di un poco, il giusto, in modo che stia leggermente in pendenza e che mi consenta di inquadrare con più facilità i nemici che, già lo so, arriveranno da sud e da ovest. Salgo sù nel posto del cannoniere, e mi appresto a fare una strage.

E infatti, finalmente, l’epilogo. Ne faccio fuori una decina, e quelli che riescono a filtrare vengono trucidati dai tre compagni nascosti  nell’ombra delle baracche.

Non c’è più speranza per il nemico, mentre ce n’è una grande per noi, che ci fa capire, ogni lunedì sera, che probabilmente, per certi versi, non cresceremo mai.

Dedicato ai miei tre compagni d’avventura.

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  • Comments (2)
  1. avatar
    • fededenon
    • dicembre 1st, 2009

    Eh eh eh grande… un vero romanziere … ti giuro che a rileggere le tue parole ho davvero rivissuto quanto realmente accaduto ieri durante la battalgia.

    Bravo, ti meriti per l’ennemisma volta i complimenti per aver creato un bellissimo “virtual information” di altissimo interesse per tutti quelli che, come noi, condividono queste passioni.

    Ritornando alla battaglia di ieri sera, è stata un’avventura in tutti i sensi degna di menzione … o meglio di stella da casacca!!

    La tecnica condivisa, prima individualmente in quattro, poi con il carro-armato al seguito, poi lo spirito di solidarietà reciproca, con mich con il siringone, sempre pronto a sparartelo nel culo e il sottoscritto che salvava proprio il medico nel bel mezzo della terza guerra mondiale tra fuochi e fiamme!

    La collaborazione tra di noi, con murs sempre pronto a imboscare il carro-armato nei posti più tattici ed a spostarsi per permettermi di fucilare quegli stronzi che saltavano fuori come funghi in tutto il campo di battaglia!

    Bello davvero ma soprattutto mi ha fatto vivere la sensazione di possedere e di giocare un “videogioco premiale”.
    Con ciò intendo condividere una sensazione vissuta: ieri sera verso le 00.00 abbiamo deciso di fare l’ultima ma proprio l’ultima partita, che vista l’ora sembrava davvero troppo, ma non ne abbiamo voluto sapere proprio nulla di desistere e così abbiamo assassinato le consorti che richimavano i loro soldati al fronte, consci che gli stessi, sarebbero stati dolcemente coccolati visto che portavano tra i denti il dolore della ferite da arma da fuoco e l’amaro sapore della sconfitta.

    Orbene, abbiamo deciso di andare avanti, di non considerare in alcun modo la tarda ora, di mandare a fan culo il lavoro del giorno dopo, e abbiamo deciso di CONCENTRARCI di riunire tutte le nostre attenzioni per giocare una partita con la massima attenzione, dove ogni passo era calibrato al millesimo, senza Rambo per il campo, e senza alcuna improvvisazione di sorta.. ed ecco che, abbiamo finito il livello: abbiamo finito il livello che ci ha rovinato la notte degli ultimi lunedì sera..

    Concludo rivelandovi che sono proprio contento di aver fatto parte di questa squadra, fatta di valorosissimi combattenti che non guardano in faccia nessuno, e sono pronti a tutto…!

    Fede

  2. avatar
    • murs
    • dicembre 1st, 2009

    Ragazzi , complimenti sia per la descrizione dell’obiettivo sia per la risposta.
    E complimenti per ieri sera

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